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Chi era Giovanni Barbi

Giovanni Barbi

Giovanni Barbi era nato a Pistoia. Dipendente presso la Biblioteca Comunale, fotografo e giornalista per i quotidiani “l’Unità” e “Paese Sera”, promosse numerose iniziative tra cui dei corsi fotografici.

Realizzò una serie di mostre fotografiche personali (Pistoia, Firenze, Piombino, Ferrara, ecc.) dedicate al ritratto e al nudo femminile e nell’ottobre del 1980 la rivista “Fotografare” gli dedicò un articolo. In vari anni pubblicò alcuni album fotografici, nel 1989 la “Guida ai monumenti del centro storico di Pistoia”, collaborò per l’Istituto Alinari a “Treni nel verde” e nel 1994 per il Comune di Pistoia scrisse “Storie minime pistoiesi”.

Sempre nel 1994 divenne Socio Onorario del Gruppo Fotoamatori Pistoiesi, per poi spegnersi nel sonno nel 1996 a seguito della sua lunga malattia. La sua grande passione per i fumetti l’ha portato a lasciare in dono alla Biblioteca Comunale di Pistoia la sua grande collezione.

Nel settembre 1997 il Gruppo Fotoamatori Pistoiesi in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pistoia organizzò una mostra retrospettiva presso le sale affrescate del Comune di Pistoia delle sue opere fotografiche e letterarie.

Gruppo Fotoamatori Pistoiesi


“La fotografia vive e pulsa come un organo sessuale che carezza e penetra, che visualizza il pensiero e il desiderio, che tenta di raccontare una storia d’amore dove non “si fa” l’amore.”

da “Regina” di Giovanni Barbi


La sua opera fotografica presenta indubbiamente dei caratteri di totale originalità, ad iniziare dalla tecnica di ripresa per arrivare a quella di stampa; un utilizzo sapiente e spesso istintivo dei processi della camera oscura, fanno delle sue opere un qualcosa di assolutamente irripetibile. È questo indubbiamente uno dei caratteri distintivi dell’opera fotografica di Giovanni; l’aver reso irripetibili quei suoi momenti vissuti con le sue donne ed aver trasferito quelle stesse sensazioni sulla carta fotografica, imprimendole tramite la propria manualità, così istintiva e ragionata al tempo stesso, in camera oscura.

La non riproducibilità della sua opera in realtà esalta il concetto stesso di fotografia, alla cui base vi è il “disegnare con la luce” e non la possibilità di produrre un numero infinito di esemplari del medesimo soggetto: è questo tornare all’essenza della fotografia che rende Giovanni Barbi un autore più che degno di essere conosciuto ed apprezzato. Evocare sensazioni invece che descriverle, questo fanno le sue fotografie.

Paolo Fichera


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