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16 dicembre 2011. Incontro con Andrea Alfieri

altNon capita spesso di avere ospiti che raccolgano un così unanime consenso tra i soci del GFP e che l’emozione che ci ha regalato persista così viva e così a lungo.
Andrea Alfieri è uno di questi ospiti.

La lunga carrellata di stampe, tutte prodotte in proprio su una splendida carta cotone 60x40, oltre a mostrare l’ampia produzione di Andrea, ci trasporta nel tempo e nello spazio, ripercorrendo gli ultimi 3 anni tra Barcellona, Dublino, Dubai e una sconosciuta Pistoia del Kick Boxing. Stupisce sapere che queste sono le uniche località visitate da Andrea, oltre Parigi. L’Alfieri infatti, raramente si sposta dalla montagna pistoiese dove vive e lavora. Stupisce come, nei pochi giorni di permanenza in quei luoghi, egli abbia potuto catturare e restituire in modo pulito e aggraziato così tanti istanti di vita. Stupisce ancora sapere che, dopo le esperienze di gioventù come fotografo dilettante e foto stampatore professionista, Andrea abbia ripreso a fotografare solo da 5 anni e che in questo breve tempo abbia raggiunto un livello tecnico e di forza comunicativa così elevati.

Nell’esposizione cronologica delle sue foto, Andrea ci accompagna lungo il suo percorso di crescita espressiva ed artistica. Dapprima usa le sue capacità e le sue conoscenze alla ricerca della foto perfetta per poi inseguire il sogno di quella più che perfetta.
All’inizio le immagini raccontano l’istante, con l’uso del linguaggio canonico e rassicurante della fotografia: le foto ci parlano in modo diretto, attraverso la purezza dei colori e la perfezione della forma che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni.
Poi, nelle opere più recenti, sempre coerente nella composizione e nell’essenzialità, Andrea evidenzia, con un tocco leggero e mirato in post produzione, un’emozione particolare. Il linguaggio diventa destabilizzante e lo spettatore, almeno all’inizio, diffidente; ma quando egli abbassa la guardia dei pregiudizi e riconosce l’onestà intellettuale di Andrea, allora il percorso diventa più chiaro e il viaggio virtuale può continuare con rinnovate emozioni.

Mi accorgo che Andrea partecipa al suo racconto come se fosse egli stesso uno spettatore, come se le foto, pur riconoscendo di averle scattate e prodotte, non fossero frutto del suo intelletto. E quando glielo faccio notare la risposta, chissà perché, non mi stupisce: “La foto c’è già prima che io la scatti, io devo solo raccoglierla e dargli forma”. Eh già! Penso con una punta d’invidia, dicono tutti così gli artisti!

Riccardo Innocenti


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