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L’indelebile segno di Alberto Goiorani

In quest'inverno gelido e grigio, l'irrequieto vento dell'est che Ricky Gianco cantava quand'ero ragazzino, sibila forte battendo sui vetri della finestra con prepotenti folate e un turbinio di granelli bianchi, incessantemente portati da chissà dove. Non ho voglia di uscire e preferisco il limitato ma confortevole esilio della scrivania che asseconda un approdo tranquillo e sicuro negli infiniti spazi di Internet. Nei meandri del web scopro siti di circoli fotografici in cui trovo nomi noti, alternati ad altri che mi sono sconosciuti. Continuo a vagare senza méta ed entro nella galleria del "3C" di Cascina esplorando un'organizzata serie di cartelle, suddivise per anni di attività, con le foto dei soci. Apro curioso la prima, quella cumulativa dal 1969 al '73 e poi via, via tutte le altre, con mode e correnti di periodi passati in una successione sorprendentemente significativa anche per capire l'evoluzione della fotografia amatoriale... gli innovativi mossi o le prime amiche-modelle, contrastati e contrastanti bianconeri, azzardati fotomontaggi e paesaggi di ogni tipo.

Alberto Goiorani - Calm Flight 1996Chiudo la cartella del '93, apro quella del '94 e la mente, d'improvviso, corre lontano... le cinque foto in fondo alla pagina sono familiari e si fanno riconoscere subito. Quell'incredibile fioritura di papaveri, la profonda strada che attraversa la Monument Valley, l'evanescente bianconero di un ruscello montano, lo sfilare dei pioppi nel Padule, la tranquillità di quel laghetto immerso nella campagna toscana mi sono oltremodo confidenziali e il nome sotto le immagini compare solo per la scontata conferma: Alberto Goiorani.

Nel lontano 1988, quando giunsi al GFP, non credo lo frequentasse da molto ma, per fortuna di tutti, negli anni in cui rimase lasciò un segno indelebile in ognuno di noi. Arrivava, puntuale, da Montecatini e con Maico, Marco, Luciano, Maurizio, me e qualche altro "giovane" prendeva immancabilmente posto nelle ultime file della storica sede di via De' Rossi poiché, dal fondo della sala, era più facile guardare le immagini, cercando di capire da timidi spettatori i commenti degli esperti "anziani".

Quel tempo passò veloce e il ritorno di Patrizio (latitante da anni), unitamente agli arrivi di Claudio e Marco (quello di Bonelle), rafforzarono le nostre convinzioni rendendoci via, via sicuri e più coraggiosi nel sostenere idee innovative e tanto discordi da meritarci, ben presto, l'appellativo di "...quelli della piccionaia". Ne andavamo fieri perché ognuno di noi, in quell'ultima fila addossata alla parete, aveva ormai trovato una strada che, pur sfidando convincimenti oltremodo drastici e radicati, non poteva certo più essere quella di chi ci aveva preceduto. Dopo gli anni del boom iniziale, la Fotografia stava inevitabilmente cambiando e con essa anche il modo di interpretarla. Noi lo avevamo capito e all'interno di quel gruppo giovane, scanzonato e anche un po' ribelle che faceva foto per una precisa filosofia, cercavamo di raccontare in un altro modo qualcosa di diverso, non accettando certo stantie regole assurde, troppo consolidate. Così (idealmente) i bianconeri formali e rigorosi di Luciano li affiancavamo a quelli, armoniosi nelle tonalità dei grigi, di Maurizio mentre gli scatti, sofferti e inquieti, delle estreme ricerche di Patrizio li abbinavamo alle foto, perfette nelle atmosfere e nei tagli di luce, delle straordinarie architetture di Claudio. Le strane alchimie di Maico le alternavamo, invece, ai miei coraggiosi panning o ai fantasiosi giochi dei bambini di Marco e ai suoi ritratti.

In mezzo a tutto questo Alberto era, comunque, un'altra cosa.

Poneva sul tabellone le stampe dei suoi paesaggi o delle sue macro e la perfezione dei tagli, la ricerca della luce, l'esasperazione della tecnica ci inebriava. Prerogative maniacali, dicevamo conoscendolo, e mai definizione fu più corretta. Giorni e giorni trascorsi nella ricerca di un raggio di luce o di una sfumatura nei colori del cielo senza i quali, anche il viaggio in un luogo lontano, diventava inutile come quello con Marco a Castelluccio, quando non estrasse nemmeno la reflex dalla borsa. E poi una cura estrema dei particolari e una conoscenza approfondita delle situazioni come dimostrò la calda sera di giugno in cui lo trovai inaspettatamente seduto sul gradino del Circolo ad attenderne l'apertura; fu allora che, vedendomi sorpreso da quella presenza fin troppo anticipata, mi raccontò la solitaria escursione di poco prima, per osservare i cervi volanti nell'imbrunire delle quercete di San Baronto.

Alberto Goiorani - Nel silenzio 1994Tanti, davvero troppi i ricordi di lui per raccoglierli adesso... le sue mirabili mostre con la preziosa presenza di Vania, i suoi commenti al Circolo tanto precisi e garbati quanto implacabilmente efficaci, le sue improvvise telefonate per interminabili disquisizioni serali, gli infiniti complimenti per una diapositiva riuscita bene o i puntuali biglietti d'auguri con l'immancabile foto per rafforzare un'amicizia sincera come solo le cose vere possono esserlo.

Nel sito del "3C" di Cascina continuo ad aprire altre cartelle di quegli anni lontani... Orange dunes, Painted valley, Sublime colour, Flowers streets, Sogno d'autunno, Desert forms, Desert traces, Navajo sandstone, The wave, Two pioneers, Death valley, Frosty desert. Questi i titoli delle sue foto... fino a Infinity desert, del 2001.

Poi, più nulla.

Giovedì, 9 febbraio 2012

"Curiosando nei siti di vari fotoclubs, ho trovato la galleria del "3C" di Cascina suddivisa in cartelle con le loro foto, di ogni anno. Se volete, dategli una sbirciatina poiché mi sembra una buona occasione per vedere o rivedere gli scatti di amici, talvolta rammentati nelle nostre serate" ho scritto nella mail al GFP.

Mi torna solo la risposta della Daniela; al solito, sollecita.

Venerdì, 17 febbraio 2012

La serata al Circolo è finita da poco e la mia timida Pepsi sembra volersi nascondere sul tavolo, fra gli esuberanti boccali di birre dai nomi impossibili che Marco, Daniele, Ernest e la Daniela assaporano nella notte profonda del pub per la voglia di stare ancora un po' insieme, prima di andare a dormire.

Ho appena preso il bicchiere quando, improvviso, Daniele mi dice: "...bellissime le foto di Alberto Goiorani!". Sorpreso gli domando "Dove le hai viste?", "Come, dove le abbiamo viste?..." replica deciso Ernest, anticipando Daniele che continua nella risposta "...sul sito del "3C" di Cascina, come ci hai indicato! Eccole qui..." in quel preciso istante, digitando i tasti dello smartphone, sul minuscolo schermo appaiono le foto di Alberto.

"Le hai addirittura scaricate?!..." domando sconcertato, prima che lui mi risponda di nuovo "...certo. E come potevo non farlo... sono così straordinarie!".

A quel punto Marco, fino ad allora attento e silenzioso, mi ha guardato dicendo "Sarebbe bello scrivere qualcosa su Alberto... dai, pensaci te!"

Carlo Bartolini

 

Le immagini di Alberto Goiorani sono tratte dai cataloghi del concorso fotografico "Giuliano Carrara" a cui il GFP collabora da sempre e nel quale l'autore della miglior foto di natura vince il premio dedicato a Alberto Goiorani.


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