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Didattica sulla lettura fotografica

Il fotoamatore - n°2 marzo/aprile 1986 - copertinaRiportiamo di seguito l'articolo integrale del nostro caro socio onorario Giovanni Barbi pubblicato con il titolo "Didattica sulla lettura fotografia" su "Il fotoamatore" numero 2 del marzo/aprile 1986, con allegate anche le stesse fotografie di una nostra ex socia (Rossella Baldecchi) presenti in quelle stesse pagine.

È stato sorprendente dopo tanti anni ritrovare questo articolo e scoprire come ancora oggi nei suoi contenuti sia così attuale. Proprio per questo, anche in omaggio del carissimo Giovanni, lo riproponiamo oggi. 

Un aereo in volo / il rumore del jet / il frangersi delle onde / il canto lontano di un usignolo / il frusciare del bosco / il suono di una campana / il canto di un gallo nella valle / il bisbigliare del confessionale / la luna che splende nel cielo / un bambino che corre con il gelato in mano / il lento discendere del crepuscolo / la fila delle auto ferme al semaforo / un clacson dietro la finestra chiusa / una canzone napoletana all’ultimo piano / il frusciare delle gomme sulla pioggia / il grido della folla ad una partita / i bagliori simmetrici dei lampioni / un cane che abbaia correndo...

Voglia di fuggireLeggete queste frasi lentamente, una alla volta e vi accorgerete, senza volerlo, di aver costruito nella vostra mente una immagine, più o meno nitida, ma tutta personale.
Infatti se chiediamo a diverse persone di descrivere l’immagine pensata, nessuna di queste sara uguale all’altra.
ll processo individuale di costruzione dell’immagine è la grande forza della creativita.
Quando arriveremo ad avere, per dieci persone, dieci immagini uguali, il mondo non avrà più ragione di essere e l’uomo sarà soltanto un ricordo.
E così la fantasia creativa si sovrappone al mondo dei sogni, alla violazione delle regole formali che comportano altre regole fisiche, che comportano altre regole morali e così via, come scatole cinesi, una dentro l’altra.
Nel nostro corpo (la scatola grande) tante immagini di se stessi, del proprio pensiero, delle proprie paure, dei propri desideri.
Difficile e doloroso aprire la prima scatola, soltanto guardarla (pochi accettano il proprio corpo) fa male, struggente e lancinante il sollevare i coperchi delle altre scatole, sempre più piccole, alloggiate nei recessi della mente.
E noi siamo trasparenze danzanti in una dimensione indefinita, senza sopra né sotto. Forse, quelli là, siamo noi, i più veri, i più sinceri, ma tanto lontani.
SognoE allora la macchina fotografica recupera brandelli di vita definita e li incolla, con pazienza e minuzia, uno sugli altri per inventare un altro mondo, per imbrogliare il pensiero a credere che la fantasia sia un’altra cosa dalla realtà nascosta.
È soltanto tecnica fotografica - diciamo a noi stessi - non ci credete, applauditemi per la mia bravura!
Ma la macchina fotografica non è uno strumento meccanico!
L’aereo che sfreccia nel cielo porta il pilota dove il suo desiderio vuole.
E la macchina pensante inventa programmi impostati dall’uomo.
Quella casa che non c’è è un desiderio o una acrobazia di camera oscura?
Allora apriamo i nostri dubbi e, come un baule dimenticato, togliamo le cianfrusaglie della paura. Quella infantile, adolescenziale, di aduIto... manca qualcosa!

Pensiero surrealeE la macchina continua a comporre vuoti di immagini, cieli senza dritto o rovescio, fantasie.
Quante cose può raccontare la fotografia.
Ma come i geroglifici egiziani, ancora non possediamo il vocabolario.
Noi le chiamiamo semplicemente fotografie!


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