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Consigli per gli acquisti

Americans di Robert Frank".... Vrumm, trovati un passaggio dopo il più veloce dei treni merci, supera il fumo, trova le cosce, spendi la moneta, molla gli ormeggi, bacia la stella del mattino nel bicchiere del mattino-folle strada che spinge gli uomini avanti.
I ghirigori a mattina del nostro più remoto desiderio si sono incontrati nel viaggio verso l'orizzonte, la nuvola curiosa oscura le pagine di una distanza ineffabile, le nuvole pecore nere abbarbicate in parallelo sopra l'asfalto da cui sale il vapore ...."

Potrebbe essere l'inizio, la fine, il "mentre" di un viaggio immaginario attraverso l'America degli anni Sessanta, parole o frasi che, compresse all'interno di un juke-box, si liberano nell'aria fumosa e alcolica di chissà quale locale da pochi soldi in chissà quale città.
Parole che sanno di jeans massicci indossati sicuramente anche dal Presidente di questo Paese o dallo spazzino di questo Paese.
Parole dolcemente tristi uscite dalla bocca sorridente della Monroe o dal pianto disperato di un "ragazzo" col fucile, in una Saigon che sa di napalm.
"Pezzi" di un blues "negro" suonato sui cigli di terra rossa di una strada della Louisiana. (Il blues viene dal culo del mulo: "Oggi puoi avere il blues anche seduto al ristorante o in un hotel. Ma il blues è nato camminando dietro a un mulo ai tempi della schiavitù" - Bukka White)
Parole in bianconero, stridente contrasto delle metropoli di luci riflesse, di gente veloce, di auto lente e imprecanti, di suoni tra i grattacieli altissimi per arrivare chissà dove ......
Parole forse "ascoltate" o "pronunciate" da un meticcio di Albuquerque, da un irlandese di New York, da un francese di New Orleans o da un siciliano di Little Italy. Strana questa cultura intrisa da tante lingue, contaminata da tante culture, adagiata su un sedile di una grande macchina che sembra andare sempre velocemente avanti travolgendo, a volte, tutto e tutti, un'auto che non ha "retromarcia".
Questo è ciò che ho pensato e ho visto nelle foto di Robert Frank accompagnate "sulla strada" dalla magnifica introduzione di Jack Kerouac. Un libro fotografico che, secondo me, non può mancare nei nostri scaffali e, se fosse possibile, potrebbe magari trovare un posto permanente anche nella nostra mente ...
Immagini bellissime di un paese di tremende contraddizioni, di un amore "onestamente" viscerale di questo fotografo svizzero e di un poeta "immensamente maledetto".
Che struggentemente hanno saputo vedere "questa" America.
Ah, il titolo è "Gli americani" di Robert Frank.

Marco Innocenti


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