Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze.

Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.

Il demone nero e l’angelo laico

altL'immagine sul manifesto è diventata l'icona della scena che identifica un celebre film dei fratelli Taviani: "La notte di San Lorenzo".

La battaglia in un campo di grano mette di fronte, sotto il sole, partigiani e fascisti con spari, feriti e morti che quasi non danno il senso della violenza poiché i combattenti si conoscono come fratelli, condividendo la vita in quei luoghi. Nelle assurde atmosfere di quella guerra violenta, la piccola Cecilia è testimone dello scontro e, ricorrendo a una filastrocca, ne ha una visione epica e fantasiosa; per lei tutto avviene come in una fiaba dove il nemico in camicia nera uccide il vecchio contadino, per poi essere colpito e trafitto dalle lance scagliate dai suoi amici che indossano gli stessi elmi e le scintillanti corazze degli eroi omerici. Così se il mancato gesto di aiuto al compaesano per sferrare il colpo a tradimento (triste prerogativa di ogni guerra civile) consegna alla memoria l'immagine di un'assurda guerra fratricida, le lance che trapassano il torace del giovane inginocchiato, impedendogli di cadere persino nell'attimo della morte, simboleggiano l'ultimo affronto, quello dell'opprimente peso dei giavellotti che obbligano a terra il giovane, come fosse un demone nero a cui non è più permesso nemmeno di volare.

Un salto temporale nonché spaziale.

altCimitero Comunale di Pistoia: fila n°2, loculo n°247. La lapide custodisce ciò che di Giovanni Barbi ancora rimane e su di essa è impressa una foto da lui scattata, che il GFP ha riprodotto per fargli dono e tramandarne la memoria.

La posa è identica a quella del giovane trafitto dalle lance ma, in questa immagine, la modella-amica-sorella perde l'identità che Giovanni, nel sottile gioco delle intese, aveva in altre foto raccontato attraverso la bellezza di una figura o di un volto. Qui solo linee, ombre e grafismi in un chiaro-scuro che sfuma e si rafforza per esaltare quello slancio estremo, verso una definitiva serenità. Anche il volto è privo di riferimenti e rafforza la presa delle mani, nel gesto proteso e liberatorio; mentre le braccia, bloccate all'indietro, assumono i connotati di un paio d'ali che sembrano far volare quell'angelo laico in una dimensione senza dolore.

Non so se questa lettura di due foto involontariamente simili, scattate in momenti estremamente lontani ed in situazioni insospettabilmente diverse, mi porterà condivisione; ma poiché la memoria non è ferma ad aspettare chi non la chiama mai, mi piace ricordare così queste due immagini che la mente associa per la forza di raccontare una sublimata analogia del distacco.

E neppure so se Giovanni sarebbe d'accordo. Ma, ovunque adesso si trovi, non me ne vorrà certo per questo...

Carlo Bartolini


Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna